Silenzio sospetto sul San Giacomo . Nessun annuncio elettorale? PDF Stampa E-mail
Lunedì 08 Marzo 2010 12:03
Il tempo, in campagna elettorale, è prezioso. Meglio sfruttarlo al massimo. Lo sanno bene i politici e lo sa bene EsterinoMontino, vicepresidente della Regione Lazio che, come promesso dieci giorni fa, oggi poserà la prima pietra su un progetto che ha avuto più o meno cinque anni di gestazione: l'ospedale dei Castelli. «Un grande progetto», a suo dire, «che non è né di sinistra né di destra, ma solo di buon senso».
Una operazione, quella di Montino, giudicata da Donato Robilotta, consigliere regionale uscente del Pdl, come «l'ennesima mossa elettorale di Montino, questa volta accompagnata dai suoi amici di cordata come il sindaco di Ariccia, l'ex direttore e i dirigenti dell'Asl».
Per non parlare del fatto che il progetto esecutivo «non è stato validato dalla Regione» dal momento che «può essere attuato solo dopo il provvedimento sulla rete ospedaliera».
Quindi, prosegue Robilotta, «è del tutto evidente che l'ospedale dei Castelli verrà realizzato dal centrodestra, ma in coerenza con il piano sulla rete ospedaliera». Insomma, un pasticcio. Come quello, riuscito ancora peggio, che riguarda l'ex ospedale San Giacomo. Che fine hanno fatto le promesse sulla riapertura? Eppure ne ha fatte Piero Marrazzo, quando era ancora alla guida della Regione, insieme al suo braccio destro ne hanno fatte parecchie. Nel novembre del 2008, ad esempio, la Regione Lazio ha fatto sapere che «dal primo di novembre al posto dell'ospedale ci sarà un presidio sanitario» con «ottimi medici e bravi infermieri».
Il presidio, attualmente, è in via Canova ed è stato aperto il 15 novembre. Poi c'è stata la questione delle competenze: chi deve decidere sul futuro del nosocomio? Per la Regione «la questione è di esclusiva competenza del comune di Roma e del I Municipio. Nelle competenze della Regione rientra esclusivamente la scelta di inserire il complesso edilizio dell'antico ospedale tra i beni disponibili, quelli cioè che è possibile vendere».
E qui scatta il giallo: l'immobile, lasciato in eredità dal cardinal Antonio Maria Salviati con l'obbligo di utilizzarlo come ospedale, è stato venduto o no? Bene, le voci sulla vendita circolano insistenti, ma dalla Regione smentiscono. Intanto viene chiuso. Si passa poi alla fase "riconver sione". «Ospiterà giovani e anziani per la socializzazione delle esperienze e per l'assistenza», dicono Marrazzo e Montino.
E via al progetto della Regione supervisionato dal governo («Sto lavorando con il governo per far sì che l'ospedale San Giacomo riconvertito in luogo di assistenza socio-sanitaria riapra nel più breve tempo possibile»). Ma si parla anche di riapertura nel dicembre del 2008: «A metà del mese presenteremo il progetto di riapertura dell'ospedale del territorio del San Giacomo.
Riapriremo il San Giacomo e sarà un modello per tutta l'Italia come ospedale di territorio». Ma niente. Allora, si ritorna a parlare di riconversione, di un ospedale che diventerà «simbolo della nuova sanità nel Lazio».
E poi: «Apriremo giorno dopo giorno i vari servizi». Dichiarazioni che riempiranno i giornali per tutto il 2009. A novembre Montino assicura: «Il primo intervento che sarà fatto all'interno del San Giacomo è una Rsa.
Nei prossimi giorni ci sarà l'apertura del cantiere e la struttura sarà inaugurata entro 4 mesi. Poi l'intervento continuerà per moduli». Ormai siamo a marzo, quattro mesi sono passati. Ma il portone del San Giacomo è ancora chiuso.
06/03/2010 Libero Pag. 52 ROMA