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L’Avv. Antonio DI SALVIO REALE, ha  stipulato una convenzione con il
collegio professionale dei TSRM di Roma e Provincia al fine di fornire,
una consulenza gratuita e una tutela convenzionata piena, anche legale,
dei TSRM  in regola con la  iscrizione al predetto collegio, la stessa
viene applicata solo ed esclusivamente all’iscritto, coniugi,
conviventi e familiari di 1° grado di parentela.

l'Avv. Antonio DI SALVO REALE riceve  presso la sede del Collegio
professionale, in via Casal Bertone 108, il venerdi dalle ore 17.30
alle ore 19.30. telefono 06 43533058.

referente: TSRM   Mauro Maurizi

Orari Collegio

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LUNEDI' - MERCOLEDI'  - VENERDI'

Dalle 17,30 alle 19,30

Via libera dal Cipe al Fondo sanitario 2011 PDF Stampa E-mail
Giovedì 26 Gennaio 2012 16:24
26/01/2012 - La decisione è arrivata a quasi un anno di distanza dall’accordo raggiunto dai presidenti delle Regioni.
Con le modifiche introdotte dalla manovra estiva (legge n.111/2011), alle Regioni sono stati attribuiti 105 milioni dei 380 previsti inizialmente per la copertura dei ticket sulla specialistica fino all’entrata in vigore del decreto legge.
Ciò ha portato ad una rielaborazione del riparto che il ministero della Salute ha inviato al Cipe il 14 novembre 2011: tale ridefinizione è stata all’ordine del giorno del Comitato interministeriale per la programmazione economica nella riunione del 20 gennaio scorso, a quasi un anno di distanza dall’accordo raggiunto dai Presidenti delle Regioni.
Il Cipe ha approvato la ripartizione tra le Regioni e le Province autonome di: 104,7 miliardi di euro per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale per il 2011 (già oggetto di accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni) e 1,4 miliardi di euro di risorse vincolate a progetti specifici per obiettivi prioritari e di rilievo nazionale del Ssn per il 2011 (anch'esso già oggetto di accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni).
Invero, il primo via libera al riparto della quota indistinta di 104,5 miliardi del fondo sanitario 2011 era arrivato già ad inizio anno.
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Balduzzi: talenti in fuga per tagli e precariato ma adesso si cambierà PDF Stampa E-mail
Mercoledì 18 Gennaio 2012 11:38
Il colloquio - Il ministro della Salute risponde all'Unità sul caso del cardiochirurgo Luigi Agresti,  precario in Italia e conteso all'estero: «Vicenda amara bisogna essere inflessibili su regole e procedure che premiano il merito»
È una vicenda amara, molto amara, anche se non deve portare alla rassegnazione». E poi: «Bisogna essere inflessibili rispetto alle regole e soprattutto circa quelle procedure che premiano il merito». Renato Balduzzi, ministro della Salute, ha raccolto la sollecitazione che è venuta dalla storia che Luigi Agresti, cardiochirurgo di 34 anni, ha raccontato all'Unità. Una storia fatta di speranze e delusioni, di soddisfazioni e di una lunga precarietà che ora, solo andando all'estero, potrà avere uno sbocco.
Un'altra capacità che se ne va.
ROMA
Uno dei mille giovani medici che ogni anno lasciano il Paese perché altrove hanno trovato un'opportunità di lavoro. Una situazione che è conseguenza diretta delle misure di contenimento della spesa pubblica che hanno determinato un innalzamento dell'età media dei medici del Servizio sanitario nazionale e che, negli ultimi tempi, si sta risolvendo in un decremento del loro numero, specialmente nelle Regioni sottoposte a piani di rientro. Le aziende, strette tra i limiti alle assunzioni e la necessità di garantire le prestazioni, sono state costrette a ricorrere a forme di reclutamento atipiche che hanno portato l'aumento del precariato.
Se nel 2004 i medici precari erano 3.944, nel 2010 sono arrivati a 7.177 con un incremento del 9 per cento rispetto all'anno precedente. Nel 2010 i medici dipendenti del servizio nazionale sono diminuiti dell'1,3 per cento rispetto al 2009 e nello stesso anno in pensione sono andati, per raggiunti limiti d'età e di contribuzione, in 4.116. Spiega il ministro: «Il numero dei precari è attualmente superiore a quello fisiologico. È un tema che preoccupa tutti, non solo noi ma anche le Regioni ed è per questo uno degli argomenti centrali dei lavori al tavolo tra Ministero e Regioni per la definizione del Patto per la salute».
Programmazione del personale da parte delle aziende «nel medio e nel lungo periodo» facendo i conti con il fatto che attualmente «c'è sicuramente uno squilibrio tra l'offerta e la domanda». Tuttavia, posto che le regole siano state rispettate, «l'apertura dei confini alla professione medica, che ha in sé una vocazione internazionale, non è una sciagura. Anche se il fenomeno cui assistiamo oggi è in buona parte legato alle difficoltà di reclutamento che incontrano le aziende sanitarie». E che ha conseguenze preoccupanti anche sulla qualità dell'offerta del servizio sanitario.
Da una parte può apparire inutile investire su professionalità a cui non si può offrire una situazione stabile, dall'altra gli stessi precari sono condizionati dal loro status d'incertezza. Non c'è più osmosi tra i più giovani e i più anziani, tra chi sa e chi deve apprendere. Se questa è la situazione sarà mai possibile fermare questi esodi? «Ci sono deroghe al blocco del turn over che debbono essere correttamente, ma decisamente utilizzate, per assicurare il necessario ricambio generazione e per offrire un futuro dignitoso ai giovani medici». Ma su questa strada bisognerà ancora lavorare. Anche con nuove norme.
Sull'argomento, già approvato dalla Camera, in discussione al Senato c'è un disegno di legge che affronta il riassetto delle regole per favorire un più stretto legame tra le strutture del servizio sanitario nazionale e i medici in formazione.
Quello posto, però , è un problema nel problema dato che la cardiochirurgia è una disciplina di alta specializzazione e rientra, quindi, in un problema storico dovuto a vari fattori il primo dei quali è un'eccessiva offerta formativa, frutto di esigenze più dell'accademia che assistenziali del Paese.
«Nell'affrontare la questione dobbiamo tenere conto che facciamo parte dell'Europa e che i nostri medici specialisti devono guardare a questo mercato più ampio, come d'altra parte ricorda anche il dottor Agresti».
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San Giovanni Addolorata - La Tomoterapia funziona a metà PDF Stampa E-mail
Mercoledì 18 Gennaio 2012 11:32
Lettere al Corriere della Sera una città mille domande.
Caro Conti,
all'ospedale di San Giovanni Addolorata è in funzione, anzi funziona a ritmo ridotto, un giorno sì e un giorno no, ciò che c'è di meglio nella lotta contro i tumori: la tomoterapia.
Un congegno che dovrebbe sostituire la radioterapia che spesso, con i suoi effetti collaterali, massacra anche le cellule sane vicine al tessuto tumorale.
Io vivo in Francia e so che persino lì questo «gioiello» non è poi tanto diffuso, un centro a Parigi, nell'Istituto Curie, uno a Marsiglia e così via. Pochi, forse dieci. In Italia siamo più o meno allo stesso livello, ne è dotata addirittura Aviano.
Ma a Roma, oltre al San Camillo, ce ne potrebbero essere due. I malati di cancro potrebbero trarne giovamento, invece di aspettare il loro turno per mesi. La presidente Polverini pretende di fare economie e guarda un pò le fa sul cancro... Narrano le cronache che la signora blocchi il trasferimento di personale specializzato al centro di tomoterapia dell'ospedale San Giovanni Addolorata diretto da un "marine" della medicina, il professor Ugo De Paula.
Io le ricordo che Monsieur François Hollande, candidato socialista alle prossime presidenziali contro Sarkozy, usa la Vespa per andare in ufficio. Io non vorrei che la signora Polverini avesse una macchina blu. Se così fosse, potrebbe passarla a qualcun altro.
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Il Consiglio di stato: rianimazione può chiudere bocciato il ricorso PDF Stampa E-mail
Martedì 17 Gennaio 2012 09:47
Il Consiglio di stato stacca la spina al reparto di rianimazione dell'ospedale di Subiaco e conferma la decisione della Asl Rm G.
La terza sezione ha rigettato la richiesta dei comuni di Subiaco, di Agosta, Anticoli, Cervara, Rocca Canterano e della X Comunità Montana, assistiti dai legali Costanzo dal Pozzo e Fausto Buccellato, di sospendere la delibera della Asl Rm G che di fatto chiude il reparto di rianimazione dell'ospedale sublacense.
I giudici hanno rigettato il ricorso in quanto: «Il pregiudizio allegato dai ricorrenti appare sprovvisto dei necessari requisiti di gravità ed urgenza, tenuto conto che è stata fatta salva l'attività di pronto soccorso dell'ospedale di Subiaco e che è disponibile il reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Colleferro». Questa decisione ribalta quella monocratica emessa in via d'urgenza sempre dal Consiglio di Stato e valida fino all'udienza dello scorso 13 gennaio, che ha respinto la richiesta dei cinque comuni e dell'ente montano.
Con questa decisone e in base a quanto stabilito dalla delibera della Asl del 18 ottobre i 4 posti di terapia intensiva cesseranno l'attività con le dimissioni dell'ultimo paziente ricoverato. Una decisione che ha scatenato la reazione del Tribunale del malato: «Ma, al contrario di quanto dice la sentenza - attacca Antonio Lollobrigida del Tdm - non è stata ancora fatta salva l'attività di Pronto soccorso a Subiaco, perché è tuttora vigente il decreto 80 che lo declassa a Punto di primo intervento.
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Emorragia di personale alla Asl RmG PDF Stampa E-mail
Lunedì 16 Gennaio 2012 12:35
PALESTRINA  - Si restringe sempre di più l'organico della più estesa azienda sanitaria del Lazio. Per «problemi di personale, aggravati dalla defaillance dei sistemi informatici e della rete aziendale» da oggi l'Asl Rm G chiude il Centro Prelievi di Palestrina-Zagarolo. Una «scelta, purtroppo obbligata, operata a somiglianza delle scelte fatte precedentemente da Laboratori di Tivoli e Colleferro», scrive l'azienda.
Che, sempre «a causa della grave carenza di personale», dall'inizio dell'anno ha dovuto già operare una «riduzione dell'orario di servizio dei Dipartimenti di salute mentale». Secondo la Cgil, che il mese scorso ha proclamato lo stato di agitazione dei dipendenti della Asl Rm G, nell'azienda mancano oltre 500 figure. «Estremamente grave la carenza di personale medico, tecnico e infermieristico: circa 90 medici nelle diverse discipline, circa 150 infermieri, 280 operatori socio sanitari e 60 tecnici» quantifica il segretario della Cgil-Fp Roma Est, Aldo Capobianchi.
Per la sottoscrizione dei contratti serve il nullaosta regionale, che la Asl attende dal novembre 2009 anche per il semplice passaggio al ruolo di infermiere di 7 dei suoi già attuali dipendenti impiegati in altre mansioni, dichiarati idonei dopo selezione interna. Stesso stop per l'espletamento delle prove del concorso per 17 posti da infermiere bandito nell'aprile del 2009: l'ultimo concorso risale a 5 anni fa.
«Questa azienda sanitaria si conferma complessa, tra la sua notevole estensione territoriale ed il numero dei presidi territoriali ed ospedalieri, ma anche in virtù del contesto critico dal punto di vista delle risorse finanziarie, economiche, strutturali ed umane» dice il direttore generale dell'Asl, Nazareno Renzo Brizioli.
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LA SANITÀ SI È ROTTA PDF Stampa E-mail
Lunedì 16 Gennaio 2012 12:33
A DOMANDA RISPONDO - Caro Furio Colombo, da diversi mesi sono in nota per un intervento alla cataratta presso l'Ospedale San Giovanni (Roma). Questa mattina mi sono recato ancora una volta al suddetto ospedale per avere notizie.
Il personale sanitario mi ha spiegato che il ritardo era dovuto a carenti risorse finanziarie per l'acquisto dei cristallini artificiali. Ma tutti, medici, infermieri e pazienti, parlavano dello sperpero di danaro pubblico per i compensi e i vitalizi dei dirigenti (lo ha documentato giorni fa "Il Fatto").
Uscendo dall'ospedale ho visto sui muri i manifesti nel quale sin inneggia all'operato del governo regionale che "ha approvato un bilancio equo responsabile trasparente".
Puoi immaginare il mio stato d'a n i m o. Luigi LA LETTERA che appare qui sopra non è un lamento, è una constatazione. Da una parte è vero e provato che nella Regione Lazio i posti letto sono stati "tagliati" al punto che la stagionale epidemia influenzale e il più frequente ammalarsi degli anziani nel periodo invernale, hanno reso intasati o inagibili molti centri di Pronto Soccorso (per non dire della difficoltà di accettazione di nuovi pazienti).
Dall'altra i muri di Roma sembrano ospitare una sorta di campagna elettorale senza fine nella quale governatrice e coalizione di maggioranza celebrano ogni giorno costosamente se stessi (si tratta di immensi manifesti a colori) sostenendo, ad ogni nuova affissione, nuovi e clamorosi successi del governo regionale nel settore della salute, di cui non si trova traccia negli ospedali romani o laziali.
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«Su ospedali e piano di rientro la Regione ci deve ascoltare» PDF Stampa E-mail
Mercoledì 11 Gennaio 2012 10:25
Sanità. Parla Roberto Lala, nuovo presidente dell'Ordine dei medici della capitale. Tavolo con gli avvocati per frenare il contenzioso con i pazienti LE RICHIESTE «Bisogna chiudere dove serve, ma rafforzare i presidi sanitari sul territorio».
È passato poco più di un mese dal voto che lo ha visto trionfare su Mario Falconi, da quasi dieci anni alla guida dell'Ordine dei medici capitolini, il più grande d'Europa con i suoi 40mila iscritti. Ma Roberto Lala, numero uno del Sumai (il sindacato della medicina ambulatoriale), ha già le idee chiarissime. «Serve subito un tavolo con gli avvocati per ridurre il contenzioso medico-legale».
Le cause per presunta malpractice sono in aumento?
La crescita del contenzioso è esponenziale e non perché i cittadini sono più aggressivi. È la situazione contingente che li ha resi così.
Di chi è la colpa?
Parte della responsabilità è dei media che enfatizzano troppo i passi da gigante fatti dalla medicina, per cui il cittadino sente di dover essere guarito comunque, non solo curato. Crede che la medicina possa tutto, ma non è così. Poi c'è la spinta di alcuni avvocati che sollecitano la strada dei tribunali.
Come se ne esce?
Voglio aprire un tavolo con l'Ordine degli avvocati per individuare un percorso comune che tuteli i diritti del cittadino. Poi interverrò sui nostri iscritti per verificare se, chi assiste gli avvocati con consulenze mediche, ha valutato con obiettività le patologie del singolo. Solo il 5% delle denunce, però, va a buon fine... Molte cause finiscono in un nulla di fatto. Ma tanti contenziosi significano polizze insostenibili per la categoria. I ginecologi, per esempio, tra i più vessati, arrivano a pagare fino a 14-15mila euro l'anno. Senza contare l'impatto sulle casse pubbliche.
In che senso?
Un medico che teme di essere denunciato fa lievitare i costi perché, per essere sicuro della diagnosi, prescrive un elevato numero di consulenze e di accertamenti tecnico-diagnostici. Tutto ciò allunga le liste d'attesa: se il medico prolunga i tempi di una visita, si riduce la possibilità di vedere altri pazienti.
Poi ci sono le tensioni legate al piano di rientro... Il piano va fatto, saremmo miopi se non tenessimo conto dei problemi economici, ma l'Ordine doveva intervenire in modo più forte, chiedendo almeno di essere ascoltato. Un piano non può essere fatto dai ragionieri che tagliano, come spesso avviene, i posti letto e il personale senza un progetto razionale di assistenza che garantisca la sicurezza sul lavoro. Lei ha scritto a Renata Polverini.
Cosa si aspetta? Io non chiedo al governatore di spendere denaro a gogò. Vorrei, invece, che individuassimo insieme i problemi delle strutture sanitarie a partire da ospedali e pronto soccorsi che sono in una situazione tragica: gente che resta sulle barelle per giorni prima di essere comunque indirizzata in un reparto. Gli ospedali, però, vanno razionalizzati.
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"Troppe ambulanze ferme, il 118 è al collasso" PDF Stampa E-mail
Martedì 10 Gennaio 2012 13:13
Allarme del sindacato Usb: mancano i letti, pazienti ricoverati sulle barelle.
Il caso - «IL 118 è al collasso. I pazienti sono ricoverati sulle barelle delle ambulanze, che restano bloccate nei pronto soccorso». I sindacati di base tornano a lanciare l'allarme. «Siamo in stato di emergenza - dichiara Rosita Di Gregorio, delegata Usb dell'Ares 118 - la chiusura dei posti letto, la mancata attivazione dei servizi territoriali, il blocco del turn over del personale hanno dato il colpo di grazia al sistema».
Neanche una settimana fa, a denunciare la situazione esplosiva dei pronto soccorso della capitale è stata l'associazione "Giuseppe Dossetti", subito dopo il caso estremo del policlinico di Tor Vergata, dove una signora di 91 anni è rimasta più di 24 ore su una sedia, in attesa di una visita urologica.
Il dossier dell'associazione dipinge un quadro a fosche tinte per tutte le strutture di pronto soccorso. Al Sandro Pertini, per esempio, le Gli operatori devono aspettare che le lettighe utilizzate per trasportare il malato dentro l'ospedale tornino indietro. Ma l'attesa può essere lunghissima, perché l'ospedale non ha letti per i nuovi pazienti.
«L'emergenza è allarmante e rischia di esplodere», avverte anche Corrado Stillo, dell'associazione Dossetti.
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